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La Fontana più antica del Comune di Todi

Inserito il 17 luglio 2010 da Admin - Letto 655 volta/e

[ATTENZIONE!!: il contenuto del seguente articolo ha una data superiore a 4 mesi, quindi le informazioni in esso contenute potrebbero non essere valide.]

E’ stata riportata alla luce una antica fontana pubblica del 1285, che risulta essere la più antica fontana del Comune di Todi.
Oggi è possibile ammirare la fontana riscoperta e avere delle notizie in merito grazie anche ai due appassionati, Massimo Rocchi Bilancini e Valerio Chiaraluce, che oltre ad averla individuata, si sono prodigati per riportarla il più possibile allo stato originale e che ci forniscono queste spiegazioni in merito alla storia della fontana:

all’interno è presente un’iscrizione:

Anno . Dni . m .
. CC . LX . X . X . V . 1 . D .
onorii pape sabbelli . die de
cimo KL
madii Astcvavit h op
cola BEtvie fec

Ossia: Anno D(omi)ni (milleno / centum bis et octuageno quinto) (primo) (pontificatus) D(omini) / Onorii Pape Sabbelli Die de/cimo K(a)l(endas) / madii ast(ru)ctuavit h(oc) op(us) / Cola Be(n)t(i)vie(nghi) fec(it)

“Nell’anno del Signore 1285, il primo del pontificato del Signore Papa Onorio Savelli, nel giorno decimo prima delle calende di maggio (domenica 22 aprile 1285), questa opera costruì e fece Cola di Bentivenga”.

Da sottolineare quindi la data del 1285 e la citazione di Papa Onorio IV, appartenente alla nobile famiglia romana dei Savelli e fratello di Pandolfo Savelli, podestà a Todi in quegli anni. Quanto al personaggio citato alla fine dell’iscrizione, un certo Cola di Bentivenga, è ancora da capire se si tratti del committente dell’opera o dell’esecutore materiale. L’iscrizione è comunque ancora in fase di studio.

Quanto alla fontana, si può dire che essa è rimasta in uso fino ai primi decenni del novecento, principalmente utilizzata per il prelievo di acqua per uso potabile e come abbeveratoio (non come lavatoio). Era alimentata da sorgenti ubicate in un’area a monte della chiesa moderna del paese, area oggi sistemata a pineta. L’acqua era condotta fino alla fontana attraverso un piccolo acquedotto sotterraneo in muratura. La fontana è stata abbandonata una volta costruito il primo acquedotto moderno di Izzalini intorno alla metà del Novecento e per questo il vano interno, coperto dalla volta in pietra, è stato interrato. Il recupero ha comportato la rimozione di questo riempimento (circa 3 metri cubi di terra e sassi) con conseguente riemersione del pavimento in mattoni delle due vasche separate tra loro da un muretto, del parapetto posto verso l’esterno che si è dovuto rialzare di 40 centimetri per contenere la stradina antistante il cui livello è stato nel corso di questi ultimi decenni sopraelevato, infine sono riemerse fino alla base le pareti ai lati e quella di fondo.

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